Si fa presto a dire olio essenziale di lavanda — Parte 1
Voglio raccontarti una cosa sull’olio essenziale di lavanda. Non una cosa che puoi leggere ovunque, ma qualcosa che puoi leggere solo qui. Ti porterò ad un livello di conoscenza più profondo, portandoti con me in un viaggio oltralpe sulle tracce delle distillerie che producono i migliori oli essenziali di lavanda al mondo. Se ti fai abbastanza piccola/o puoi infilarti nel mio bagaglio a mano pieno di cianfrusaglie per le riprese video, ed ascoltare i segreti di uno dei distillatori di lavanda più esperti al mondo. Ok allora la decisione è presa! Sali su!
Come si sceglie un olio essenziale di lavanda di qualità
Sono risapute ormai le caratteristiche che ci permettono di scegliere un olio essenziale di qualità:
- nome botanico presente sulla confezione
- tipo di coltivazione (bio, raccolta spontanea)
- estrazione (distillazione, spremitura, ecc.)
- chemiotipo
- notifica come integratore alimentare, se ne vogliamo fare un uso interno
E tutto questo è già un livello abbastanza profondo di conoscenza. Se sei in grado di scegliere un olio essenziale di qualità e sai cosa significa veramente ognuno di questi aspetti, beh, sei già un passo avanti.
Ma come per ogni cosa, quando decidi di andare in profondità, quando ti confronti con chi vive di oli essenziali praticamente fin da bambino, scopri che ci sono aspetti del tutto ignoti a te, che ti permettono di capire ciò che già conosci ancora meglio e di scoprire nuovi aspetti totalmente rivoluzionari.
Da seme o da talea
È quello che è successo a me quando ho conosciuto Filippe, proprietario della distilleria Bleu Provence di Nyons. Ho avuto l’onore di passare 2 giorni con lui e tempestarlo di domande.
Filippe è uno dei 50 membri della commissione che “annusa” gli oli essenziali distillati in alcuni comuni della Provenza, situati ad almeno 800 mt di altitudine (solo un comune ha una deroga per coltivare a 600 mt), in cui le piante di lavanda angustifolia vengono riprodotte solo da seme. Questa è la lavanda dell’AOP, la denominazione di origine di quei comuni. — Per inciso, la maggior parte degli oli essenziali di lavanda angustifolia che acquistiamo, anche quelli di altissima qualità e che rispettano perfettamente i parametri chimici che ci si aspetta da un olio essenziale da usare farmacologicamente, sono riprodotti tramite talea. Viene prelevato un rametto dalla pianta “madre”, si fa radicare e si genera un clone al 100% identico alla “madre” sia morfologicamente che chimicamente. Questo permette di ottenere, in presenza delle stesse condizioni di coltivazione (suolo, altitudine, longitudine, latitudine, ecc.), un olio essenziale quanto più standard possibile ed evita oscillazioni chimiche. — Questa modalità di riproduzione da seme genera veri e propri figli e genitori, e come i nostri bambini sono simili ma geneticamente differenti da noi, anche tutte le piantine che troviamo in un campo di lavanda AOP sono geneticamente differenti l’una dall’altra. Troviamo file di piante di lavanda non perfettamente identiche come quelle da clone, ma tutte diverse per grandezza e colore ma soprattutto per composizione chimica dell’olio essenziale. Vengono ovviamente raccolte tutte insieme e distillate proprio a ridosso dei campi di coltivazione, generando un olio essenziale più unico che raro.
La prova del naso
Ma non finisce qui. Pensate che possa bastare tutto questo? Un olio essenziale per ricevere la certificazione AOP, la nostra DOP, deve rispettare alcuni standard chimici: canfora sotto lo 0,5%, cineolo bassissimo, e poi i marcatori che dicono davvero di che lavanda si tratta, il linalolo, il lavandulolo, l’acetato di lavandulile, gli ocimeni. Curioso è che l’acetato di linalile, la molecola che tutti guardano per prima nella lavanda, nell’AOP non ha nemmeno un suo intervallo di riferimento: un acetato di linalile alto ce l’hanno tante lavande vere, anche clonali, quindi da solo non basta a dire che quella lavanda è di popolazione, in quota, di quel territorio. Ma soprattutto quell’olio deve passare sotto il naso esperto di Filippe e di altri circa 50 sommelier di oli essenziali come lui.
Solo una volta superato il giudizio dei loro nasi, l’olio essenziale riceve questa certificazione.
Filippe mi ha fatto annusare molti oli essenziali di lavanda angustifolia differenti: la AOP, la Maillette, la Matheronne, la Diva, e poi quella che utilizziamo noi per le sue proprietà farmacologiche in aromaterapia scientifica, la lavanda angustifolia di Pranarôm. Filippe mi ha spiegato come, per garantire a Pranarôm lo stesso standard qualitativo e soprattutto chimico in fase di gascromatografia (la tecnica che separa e conta le molecole una per una), miscela sapientemente questi tipi di cultivar di lavanda angustifolia, così da essere certo anno dopo anno di assicurare e assicurarsi la stessa qualità anche quando determinate cultivar vanno male a causa degli eventi atmosferici o di malattie e infestazioni. Una garanzia per loro come produttori, per Pranarôm come azienda leader ed estremamente esigente, ma soprattutto per il cliente finale che cerca da un olio essenziale una garanzia di qualità ed efficacia terapeutica. E quando ci si rivolge anche ad un pubblico di professionisti sanitari (erboristi, biologi, medici, ostetriche, naturopati, ecc.) questo è estremamente importante.
Nei prossimi articoli ti porterò alla scoperta di tante altre sfumature che ho scoperto nel mio viaggio in Provenza, perciò se stai comodo/a, rimani pure nella mia valigia ancora un po’.