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Bere tisane calde in estate? Una tradizione che unisce popoli e culture

Qualche anno fa, ho avuto il piacere di andare in Turchia a luglio. È stato un viaggio quasi nomade, mai ferma nello stesso posto per più di due giorni. La parte che più mi ha colpita girando è stata la quantità massiccia di tè nero caldo che le persone del posto bevevano in piccole tazze (più grandi di una tazzina ma più piccole di un bicchiere).

Erano tutti attrezzati per preparare in qualsiasi momento il tè, e chi non lo era aveva sicuramente qualcuno che gliel’offriva durante il giorno.

Anche entrando nei negozi dentro i bazar qualcuno ti offre del tè mentre contratti. Come si può rifiutare una tazza di buon tè caldo mentre le goccioline di sudore scendono dalla fronte? Per loro è un piacere condividere quel momento e non accettano un no come risposta, un po’ come per noi è offrire il caffè a un amico al bar. Chi mi conosce sa che difficilmente dico di no a qualcosa che mi viene offerto con gentilezza e, dopo il primo giorno, ho iniziato a prenderci gusto e con piacere bevevo almeno 5-6 “tazze” di tè al giorno. Man mano che passavano i giorni, mi sono resa conto che era quasi una necessità, perché dopo aver sorseggiato il mio tè effettivamente sentivo meno caldo e riuscivo a gestire meglio la fatica dovuta ai mille giri che facevo, grazie alla teina contenuta nel tè.

Da allora non rinuncio mai a una bevanda calda in estate. Quest’anno ho voluto approfondire il culto del bere tisane calde, soprattutto in estate.

Una cosa è certa: dalle nostre parti quando il termometro supera i 30 °C, preparare una tisana bollente può sembrare una follia.

Eppure, osservando le abitudini di molte popolazioni del mondo, ci si accorge che bere bevande calde in estate è una pratica sorprendentemente diffusa. Dalle montagne della Cina alle piazze del Marocco, dai villaggi dei Balcani alle steppe dell’Asia centrale, fino alle piazze di Montevideo dove il mate accompagna le giornate più torride, milioni di persone continuano a sorseggiare tè e infusioni fumanti anche sotto il sole estivo.

La fisiologia moderna mostra che, in determinate condizioni ambientali, una bevanda calda può stimolare la sudorazione e favorire la dispersione del calore attraverso la sua stessa evaporazione.

Tuttavia, nella maggior parte delle culture, il motivo per cui si continua a bere bevande calde durante l’estate non nasce da considerazioni sulla termoregolazione, ma da tradizioni, valori sociali, pratiche mediche e abitudini consolidate nel corso dei secoli.

Quando bere caldo era anche una questione di sicurezza

Una delle spiegazioni storiche meno conosciute riguarda la qualità dell’acqua. Prima della diffusione degli acquedotti moderni e dei sistemi di potabilizzazione, l’acqua rappresentava spesso un veicolo di malattie infettive. Portarla a ebollizione era uno dei metodi più efficaci per renderla sicura da bere.

In molte regioni dell’Asia questa semplice necessità quotidiana contribuì alla diffusione dell’abitudine di consumare acqua calda, alla quale vennero progressivamente aggiunte foglie di tè, erbe aromatiche e piante medicinali. Con il tempo, un gesto nato per ragioni pratiche si trasformò in una vera tradizione culturale, destinata a sopravvivere anche quando l’acqua potabile divenne più facilmente disponibile.

Cina: il caldo si combatte con l’equilibrio

Cina: il caldo si combatte con l’equilibrio

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, il caldo esterno favorisce l’accumulo del cosiddetto “calore interno”, uno squilibrio che può essere corretto attraverso specifiche combinazioni di erbe officinali. L’obiettivo non è raffreddare direttamente il corpo, ma ristabilire l’equilibrio tra yin e yang.

Le ricette variano enormemente da una regione all’altra. Uno studio etnobotanico condotto nella provincia del Guangdong ha censito oltre 230 specie vegetali impiegate nella preparazione del  “tè rinfrescante alle erbe” (liáng chá), tra cui il crisantemo cinese (Chrysanthemum morifolium), la prunella comune (Prunella vulgaris), il caprifoglio giapponese (Lonicera japonica), la mesona cinese (Mesona chinensis) e la piantaggine asiatica (Plantago asiatica).

Il Mediterraneo: le tisane come parte della vita quotidiana

In Italia, Spagna, Portogallo e nei Balcani le infusioni calde accompagnavano il dopopasto, favorivano la digestione, sostituivano il tè commerciale oppure permettevano di utilizzare le numerose specie spontanee raccolte nei campi e nei boschi. Menta, timo, origano, melissa, finocchio e tiglio sono soltanto alcune delle piante che ricorrono nella tradizione popolare mediterranea.

Dalla Turchia al Marocco: il tè come linguaggio dell’ospitalità

Pochi Paesi identificano la propria cultura con il tè quanto la Turchia. Qui il tè nero viene servito bollente nei caratteristici bicchieri di vetro a tulipano durante tutto l’anno, estate compresa. Bere tè significa accogliere un ospite, iniziare una conversazione, fare una pausa dal lavoro. Accanto al tè commerciale continuano inoltre a essere preparate infusioni con piante spontanee dell’Anatolia, come il genere Sideritis (chiamato anche “tè di montagna”), salvia, melissa, menta e rosa canina.

Se la Turchia rappresenta uno dei simboli mondiali della cultura del tè, il Marocco ne offre probabilmente l’immagine più iconica. Il tradizionale tè alla menta, preparato con tè verde Gunpowder, abbondante menta fresca e zucchero, viene servito bollente anche nelle giornate più calde.

Per gli antropologi non è semplicemente una bevanda: è un rituale di ospitalità, un segno di rispetto verso l’ospite e uno degli elementi più rappresentativi dell’identità culturale marocchina. Accanto al tè vengono preparate numerose infusioni di artemisia, verbena, timo, salvia e lavanda, utilizzate sia come bevande quotidiane sia nella medicina popolare.

Nel Sahara occidentale e in Mauritania il tè assume addirittura una dimensione cerimoniale. Tra molte comunità amazigh, maure e tuareg viene preparato in tre infusioni successive e servito molto caldo anche quando la temperatura supera abbondantemente i 40 °C. Più che una bevanda, è un rito che scandisce il tempo, favorisce il dialogo e rafforza i rapporti sociali.

Iran, Asia centrale e India: tradizioni che attraversano i secoli

Anche in Iran il tè nero rappresenta la bevanda quotidiana per eccellenza, accompagnato da infusioni di melissa, timo persiano, menta e altre specie officinali consumate durante tutto l’anno.

Nelle repubbliche dell’Asia centrale — Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan — il tè verde caldo accompagna quasi ogni pasto. Le bevande calde fanno parte della tradizione nomade e della convivialità, indipendentemente dalla stagione.

In India, invece, il consumo di tisane si inserisce nella visione dell’Ayurveda. Piante come tulsi, zenzero, finocchio, coriandolo e cardamomo vengono scelte in base alle proprietà attribuite loro dalla medicina tradizionale e alla costituzione della persona, più che alla temperatura della bevanda.

Rooibos e honeybush: il Sudafrica riscrive la tradizione del tè

Nel Capo occidentale, la cultura del tè importata dai coloni europei si è intrecciata con la flora locale dando origine ai celebri bush teas: Rooibos (Aspalathus linearis) e honeybush (Cyclopia spp.). Questo rappresenta uno degli esempi più riusciti di adattamento di una tradizione globale alle risorse botaniche del territorio.

E in sud America?

In Argentina, Uruguay e nel sud del Brasile, tra tutte le bevande calde consumate nei mesi estivi, nessuna è forse più emblematica del mate.

Il mate, preparato con le foglie di Ilex paraguariensis, è molto più di una semplice bevanda. È un rituale sociale nel quale il recipiente passa di mano in mano e tutti bevono dallo stesso mate, favorendo la conversazione e la condivisione. La sua diffusione deriva dalle tradizioni dei popoli Guaraní e Kaingang e continua ancora oggi come elemento identitario.

Nelle aree più calde, soprattutto in Paraguay e nel nord-est dell’Argentina, è largamente diffuso anche il tereré, preparato con acqua fredda o ghiacciata.

Le due bevande rappresentano due espressioni della stessa tradizione culturale, adattate a contesti climatici differenti.

Cosa dice davvero la scienza?

Le conoscenze fisiologiche attuali indicano che una bevanda calda può effettivamente aumentare la sudorazione. Se il sudore evapora facilmente — ad esempio in un ambiente asciutto e ventilato — il corpo può disperdere più calore di quanto ne abbia assorbito con la bevanda.

Questo fenomeno esiste, ma dipende dalle condizioni ambientali e non dalle erbe contenute nella tisana. Il retaggio di questa pratica nel mondo, invece, resta strettamente legato a ragioni culturali, simboliche e sociali, ed è così che viene tramandato.

Un patrimonio culturale che attraversa il mondo

Osservando insieme tutte queste tradizioni, emerge un elemento comune: bere una bevanda calda in estate non è un comportamento irrazionale, ma il risultato di storie diverse che si sono sviluppate in contesti differenti.

Bere una tisana calda in estate, quindi, non significa soltanto scegliere una bevanda. Significa partecipare, spesso inconsapevolmente, a una tradizione che attraversa continenti, epoche e civiltà, raccontando il profondo legame tra l’uomo, le piante e la cultura.

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